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Paul Thorel, Shezad Dawood, Claire Fontaine, Sigmar Polke

A cura di Sara Dolfi Agostini

08.03.2024 – 30.05.2024

Fondazione Paul Thorel – Studio / Archivio, Via Vittorio Imbriani 48, Napoli

La mostra BLIND SPOT è parte di un ciclo espositivo pensato per offrire una rilettura condivisa dell’archivio di Paul Thorel (1956-2020), artista italo-francese pioniere dell’immagine elettronica, in attesa della pubblicazione del catalogo ragionato a lui dedicato. In mostra, le opere di tre artisti internazionali, Shezad Dawood (1974), Claire Fontaine (James Thornhill e Fulvia Carnevale, duo fondato nel 2004) e Sigmar Polke (1941-2010) che fanno parte della collezione di opere di arte contemporanea di Thorel, oggi gestita dalla Fondazione.

Nel Seicento Edme Mariotte, fisico francese e membro fondatore dell’Accademia delle Scienze a Parigi, ipotizzò l’esistenza di un punto cieco nell’occhio umano: un punto nella retina attraverso il quale non si vede nulla, e di cui ignoriamo l’esistenza per la capacità del sistema oculare di compensare la mancanza di informazioni, riempiendo il vuoto. L’idea di un’immagine fuoricampo per la società dell’informazione ma centrale e decisiva per l’artista è il focus di questa mostra che esplora egemonia culturale e potere della collettività attraverso fotografie, dipinti, sculture al neon e opere mixed media.

Nelle opere vintage di Paul Thorel ci sono archetipi, elementi atavici dell’inconscio collettivo che attraversano le storie e le civiltà – come il guerriero, la maschera, la natura, e l’industria – rivisitate in chiave contemporanea e universale. Queste immagini concepite negli anni ’80 e ’90, quando Thorel abbandonava progressivamente il lavoro di programmatore e creativo per teatro e pubblicità per concentrarsi sulla pratica artistica, dimostrano un interesse per la società in senso astorico. L’artista ne esplora le mitologie, senza mai varcare la soglia del rumore dell’attualità e della propaganda ideologica.

È questa ricerca che echeggia in Cairo Crowds (2011), opere fotografiche successive e in grande formato ispirate dalle folle indistinte ed entropiche con cui Thorel si misura dallo schermo del suo computer durante la Primavera Araba (2010-12), quando i canali di YouTube diventano ricettori di video e reportage girati dalla società civile con semplici smartphone, in aperta protesta al controllo sui media esercitato dal governo egiziano.

La mostra prosegue con un dipinto di Shezad Dawood, artista di origini pakistane nato e cresciuto nel Regno Unito. È la sua storia biografica imperniata su due culture e due paesi, impero e colonia, ad averlo spinto a focalizzarsi su teorie critiche binarie come lo scontro di civiltà tra Oriente e Occidente, e ad ampliare successivamente la sua indagine alle condizioni strutturali e sistemiche che definiscono la relazione tra natura e civiltà nella monumentale opera Leviathan (2017-).

Nel suo lavoro, l’artista impiega un approccio multidisciplinare, spesso intriso di sarcasmo, per scardinare le narrazioni ideologiche e le convenienze antistanti le numerose contaminazioni, contraddizioni e gli slittamenti di significato tra sistemi culturali e politici apparentemente in competizione. Little Sambo Goes to War (2007), dalla serie degli esordi Gothic Western, è un olio su tela che sembra rispondere – con un rovesciamento di prospettiva – alla figura archetipica de Il Guerriero (1993) di Paul Thorel. Il soggetto di Dawood è lo stesso, ma i contorni sono appena delineati con pennellate di colore su uno sfondo nero che pare assorbirle, e il titolo è tagliente e provocatorio, suggerendo la persistenza di metafore razziste dirette tanto a persone di colore che a comunità indigene.

In alto, davanti all’ingresso, si trovano due opere di Claire Fontaine, pseudonimo di James Thornhill e Fulvia Carnevale, due artisti che lavorano insieme dal 2004. Nel definirsi un artista “ready-made” e nella scelta di un nome fittizio femminile, Claire Fontaine sembra suggerire vari livelli di lettura al suo lavoro, dal sociopolitico al concettuale, dall’attualità alla storia dell’arte. Da un lato, infatti, appropria il nome commerciale dell’omonima marca di articoli per scuola e cancelleria, ma dall’altro rende esplicitamente omaggio a Marcel Duchamp, ai suoi giochi di parole tongue-in-cheek e alla sua invenzione di un alter ego femminile, Rrose Sélavy, apparso per la prima volta nel 1920 per deridere presunzione e valori culturali della borghesia del tempo.

I due neon giallo e blu sono rispettivamente la versione inglese e araba di Stranieri Ovunque (2005-), l’opera che ha ispirato e dato il titolo alla 60. Mostra Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. Con due parole, Claire Fontaine sintetizza la condizione paradossale dell’essere umano, vittima impotente di un sistema geo-politico improntato sull’esclusione, e le ripercussioni di tale sistema sulla produzione culturale e la definizione di un’identità, che restano espressione esclusiva di un potere egemonico.

L’opera ensemble Untitled (Salto arte) (1975) di Sigmar Polke presenta, infine, un’immersione totale nel clima politico di contestazione del tempo e una formalizzazione corale, per certi versi caotica, del pensiero artistico, in netta contrapposizione al rigore metalinguistico di Paul Thorel. Polke era infatti l’artista militante e sovversivo che contestava le norme sociali borghesi in modo radicale, attento alle culture hippie e proto-punk, ai movimenti di dissenso politico e alle utopie sociali perseguite dalla sua generazione.

L’opera si inserisce in una pratica performativa e comunitaria cui l’artista si dedica particolarmente negli anni ’70, in un periodo di fusione tra arte e vita. L’occasione è l’inaugurazione della mostra “Je/Nous” al Musée d’Ixelles (23 maggio 1975), un evento internazionale con artisti del calibro di Joseph Beuys. Polke, i suoi amici e collaboratori intraprendono una manifestazione artistica in supporto di POUR (écrire la liberté), una rivista belga di estrema sinistra che era stata temporaneamente censurata. Nei sei pannelli che compongono l’opera confluisce la forza creativa del collettivo, tra segni grafici, litografie, polaroid, poster e oggetti.