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Paul Thorel, John Giorno, Julian Opie
A cura di Sara Dolfi Agostini
24.10.2023 – 20.02.2024
Fondazione Paul Thorel – Studio / Archivio, Via Vittorio Imbriani 48, Napoli

La mostra Pop Machine è parte di un ciclo espositivo pensato per offrire una rilettura condivisa dell’archivio di Paul Thorel (1956-2020), artista italo-francese pioniere dell’immagine elettronica, in attesa della pubblicazione del catalogo ragionato a lui dedicato. Le opere dei due artisti internazionali, John Giorno (1936-2019) e Julian Opie (1958), fanno parte della collezione di opere di arte contemporanea di Thorel, oggi gestita dalla Fondazione.

La prima mostra, Family & Friends, era dedicata alle prime incursioni artistiche di Thorel in un’immagine ibrida, prodotto dell’incontro tra fotografia analogica e linguaggio informatico, e cercava le origini di un pensiero estetico unico nel panorama italiano, che trova la sua formalizzazione definitiva dopo gli anni 2000. Con Pop Machine, seconda mostra del programma espositivo, si sceglie invece uno spaccato inedito del lavoro dell’artista, dalle tonalità pop e dalle esplicite suggestioni televisive e cinematografiche. Le opere, prodotte tra il 1980 e il 1984, raccontano un periodo di grande sperimentazione per Thorel, che in quegli anni lavorava come studioso e programmatore tra Torino, Genova e Parigi. 

Infatti, nel titolo delle opere ci sono gli acronimi dei programmi pionieristici di generazione e trattamento delle immagini di proprietà che Thorel impiegava per elaborare opere d’arte, ma anche produzioni multimediali di video fondali per spettacoli teatrali, sigle televisive, video didattici, effetti speciali digitali, film interattivi e pubblicità per aziende come Coop e Rocchetta. VDS era di proprietà della Video Display Systems, un’azienda di Firenze specializzata nella realizzazione di apparecchiature con grafica video ad alta risoluzione attiva dal 1981, mentre INA fa riferimento al gruppo di ricerca sull’immagine dell’Institut national de l’audiovisuel, centro di produzione audiovisivo fondato nel 1975 a Parigi, dove Thorel collabora con Geneviève Hervé e Marc’O. 

In dialogo con l’artista ci sono John Giorno (1936-2019) e Julian Opie (1958), due artisti internazionali che hanno contribuito all’interazione tra arte e tecnologia, sfumando rispettivamente i confini tra linguaggio, pittura e mezzi di comunicazione di massa, e tra scultura e video. Giorno – poeta, artista e performer – è salito alle luci della ribalta come attore protagonista del film sperimentale Sleep (1964) di Andy Warhol e per Dial-A-Poem (1968), progetto di una linea telefonica diretta con artisti, esponenti della Beat Generation e attivisti delle Black Panther, presentato nella celebre mostra Information (1970) al MoMA di New York e oggi parte della collezione del museo. Julian Opie, invece, ha esordito all’inizio degli anni ‘80 con gli artisti del movimento artistico New British Sculpture – accanto ad Anish Kapoor, Tony Cragg e Antony Gormley. Gli artisti, pur diversi, erano accomunati dal rifiuto del canone concettuale e minimalista in favore di un ritorno alla figurazione, unita spesso a materiali di scarto della dominante società dei consumi, per esplorarne più direttamente significato e appartenenza.

Ruth smoking. 5 (2006) di Julian Opie, è uno schermo LCD customizzato dall’artista su cui scorre in loop l’animazione di una donna sorpresa in una posizione inquisitiva, con la sigaretta accesa, la camicetta aperta, e lo sguardo fisso davanti a sé, eccetto per un rapido battito di ciglia. L’opera, realizzata con l’ausilio di computer e algoritmi, esplora il genere del ritratto in modo insolito, suggerendo un misto di intimità e tensione tra artista e soggetto ritratto. Qui Opie, che come Thorel non è avulso dal produrre opere su commissione – e la più celebre è certamente la copertina dell’album Blur: the best of (2000) nella collezione della National Portrait Gallery di Londra – si spinge oltre, attivando una riflessione critica più ampia sulla relazione tra artista e committente, che tocca la produzione di identità, il fronte del politicamente corretto e, non ultimo, l’estetica dell’opera.

Le due stampe su tela di Giorno, It’s not what happens it’s how you handle it e Many years ago I thought I could fly and maybe I got off once (entrambe 2005) fanno parte di una serie di opere denominate “vinyl paintings” (1989-2019), in cui l’artista combina humor e toni dissacranti mescolando abilmente influenze pop – dai font sans-serif (senza grazie) usati per la lettura a schermo e la pubblicità, alle tonalità squillanti. Le frasi sono brevi aforismi, estratti dai suoi scritti personali, e rivelano una potente comprensione del linguaggio mediatico prima della diffusione della comunicazione virale e dei social media. Con i vinyl paintings, Giorno torna alla produzione di opere d’arte visive dopo due decenni consacrati alla divulgazione militante di opere poetiche contemporanee e messaggi politici attraverso gesti performativi, spesso in collaborazione con altri artisti.