Paul Thorel, Nina Canell, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Martin Kersels, Christiane Löhr, Richard Long, Tomás Saraceno, Maarten Vanden Eynde
A cura di Sara Dolfi Agostini
23.05.2025 – 19.12.2025
Fondazione Paul Thorel – Studio / Archivio, Via Vittorio Imbriani 48, Napoli
Nature? è la sesta mostra di un ciclo espositivo che offre una rilettura condivisa dell’archivio di Paul Thorel (1956-2020), artista italo-francese pioniere dell’immagine elettronica, in attesa della pubblicazione del catalogo ragionato a lui dedicato. La mostra include opere di artisti italiani e internazionali che fanno parte della collezione di arte contemporanea di Thorel, oggi gestita dalla Fondazione. Per l’occasione del Napoli Gallery Weekend la Fondazione estende il programma espositivo a nuovi spazi prima dedicati esclusivamente all’archivio e alla produzione, adesso ripensati per accogliere le sfide di un’istituzione sempre più versatile e aperta al pubblico.
Secondo Richard Feynman, fisico e Premio Nobel (1965) la cui fama trascende i confini della comunità scientifica, l’era in cui viviamo è l’era nella quale si stanno scoprendo le fondamentali leggi della natura. In arte, questa sfida epistemologica si intreccia con una vocazione concettuale, e la natura diventa una forma polisemica, da interrogare e interpretare in relazione alla società. Nelle fotografie di Thorel si inscrive nella sua pratica costante di re-mediatizzazione digitale del paesaggio, come per Ghirri è soggetto complice di uno sguardo emancipato dalla tradizione fotografica analogica – entrambi gli artisti spinti da un progetto astratto di rappresentazione. Long enfatizza il carattere di traccia e matrice della natura nel viaggio a piedi, allegoria della vita stessa, e Vanden Eynde, con metodo scientifico, si immagina un archeologo del futuro privo ormai di riferimenti naturali primigeni, che ricompone un tronco di un albero “Frankenstein” simile al vero con reperti e frammenti. Giacomelli enfatizza la dimensione lirica della natura, ispirato dalle poesie di Eugenio Montale e Giacomo Leopardi, e Kersels quella ironica, appropriando un’immagine universale a metà tra umano e naturale – il pupazzo di neve – e trasformandola in un suo autoritratto che distorce e deforma il riflesso del pubblico con il suo corpo specchiante. La mostra prosegue investigando una declinazione antropizzata e sintetica della natura. Nelle opere di Löhr, realizzate con materiali organici, la natura diventa archetipo e modello di simmetria, mentre nella scultura atmosferica di Saraceno è un ecosistema sferico imponente, una visione ibrida di reti sospese tra natura e algoritmo. Infine una piccola fotografia in bianco e nero di Canell intercetta, come un miraggio, una pianta – antenna ingabbiata in un paesaggio urbano, un oggetto artificiale espressione di una società che capta ormai solo segnali umani.












