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Paul Thorel, Ugo Mulas
A cura di Sara Dolfi Agostini
27.11.2024 – 4.04.2025
Fondazione Paul Thorel – Studio / Archivio, Via Vittorio Imbriani 48, Napoli

La mostra The New Art Scene è parte integrante di un ciclo espositivo pensato per offrire una rilettura condivisa dell’archivio di Paul Thorel (1956-2020), artista italo-francese pioniere dell’immagine elettronica, in attesa della pubblicazione del catalogo ragionato a lui dedicato. La mostra include opere di Ugo Mulas (1928-1973) – artista italiano riconosciuto a livello internazionale – che fanno parte della collezione di arte contemporanea di Thorel, oggi gestita dalla Fondazione. 

Insieme, Mulas e Thorel rappresentano due generazioni e due mondi, analogico e digitale, a confronto con un genere fotografico le cui regole sono rimesse in discussione oggi dalla proliferazione dei selfie e dalla produzione di nuove iconografie per la circolazione online e su social media. Per entrambi gli artisti, la fotografia è strumento per fare arte, non cronaca e documentazione. Mulas evita “il normale ritratto, il bel ritratto”, Thorel “fa scomparire l’aspetto esteriore e conserva lo sguardo”, così l’identità non è più registrazione del reale, ma processo – ritratto del ritratto – oltre la posa e l’inganno. 

In mostra, ci sono i due autoritratti degli artisti, uno “sfocato” – Verifica 13 “Autoritratto con Nini” (1972) di Mulas – e l’altro “sfuggente” – Autoritratto (1992) di Thorel – emblematici della loro poetica e metodologia, e poi i ritratti della comunità dell’arte newyorkese, realizzati dai due artisti a quarant’anni di distanza. Da qui la scelta del titolo della mostra, The New Art Scene, che riprende in parte quello del libro, del 1967, che Mulas dedicò all’arte e alle persone della Grande Mela, e dove pubblicò per la prima volta le dieci opere fotografiche della serie Marcel Duchamp, New York (1965). Gli iconici ritratti mostrano Duchamp nello stesso periodo in cui il giornalista del New Yorker, Calvin Tomkins, lo riportava sui suoi passi di maestro dell’arte concettuale, cinquant’anni dopo Bicycle Wheel (1913), il primo readymade con cui rivoluzionò lo statuto dell’opera d’arte. Da quegli incontri fu tratto, postumo, l’influente libro Marcel Duchamp: The Afternoon Interviews (2013, Badlands Unlimited). 

Da parte sua, Mulas si recò a New York tre volte tra il 1964 e il 1967, dopo aver conosciuto il gallerista Leo Castelli e il critico d’arte Alan Solomon alla Biennale di Venezia del 1964 – che entrambi visitarono in supporto al padiglione americano dell’artista Robert Rauschenberg che quell’anno vinse il prestigioso Leone d’Oro. Oltre a Duchamp, Mulas, che non parlava inglese, realizzò ritratti iconici di altri artisti autorevoli dell’avanguardia americana del secondo dopoguerra e di casa a New York, tra cui Andy Warhol, Jasper Johns, Barnett Newman, e Roy Lichtenstein. 

Per Thorel, il viaggio a New York che ispirò le opere della mostra si svolse nel 2005, quando accompagnò la madre Paola Caròla, psicanalista lacaniana e vice-presidente della Fondazione Alberto e Annette Giacometti di Parigi, alla mostra The Women of Giacometti alla galleria Pace Wildenstein. In quell’occasione, fu esposta per la prima volta l’opera che la vide musa di Giacometti, Busto di Paola (1958), oggi parte della collezione della Fondazione Paul Thorel. Ispirato da visite e incontri, al suo rientro Thorel creò i tre ritratti in mostra, omaggio alla gallerista Ileana Sonnabend, all’artista Nan Goldin, e al compositore e cantautore Leonard Cohen, appropriando la loro immagine da internet e ritoccandola a computer. Tornò poi a New York nel 2010, e fu dopo quel viaggio che realizzò il ritratto Sol Lewitt Oblique (2010). Sol Lewitt fu un artista significativo per lui, tra i primi ad entrare nella sua collezione con Untitled (2003), una gouache su carta di Amalfi, e poi con un’opera site-specific a muro, Wall Drawing No148-A (2005).